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Zen
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Con il termine mwewzenmwfa (禅?) ci si riferisce a un insieme di scuole mwfqbuddiste giapponesi, parte delle scuole mwfgMahayana. Derivano per dottrine e linguaggi dalle scuole mwfwcinesi del mwgabuddismo Chán, fondata, secondo la tradizione, dal leggendario monaco buddista mwgqBodhidharma. Per questa ragione talvolta si definisce mwggzen anche la tradizione cinese mwgwChán, ma anche le tradizioni mwhaSòn mwhgcoreana e mwhwThiền mwiqvietnamita.
Contents
• Note
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Etimologia del termine zen
mwjqZen è la pronuncia nipponica del carattere cinese 禅. Nella manualistica occidentale questo carattere quando viene trascritto in caratteri latini per riportare la sua pronuncia cinese, seguendo il metodo mwjgpinyin viene indicato come mwjwChán o in mwkaWade-Giles mwkqCh'an. È da tenere presente, tuttavia, che mwkgChán (e mwkwCh'an) (pronunciato [tʂʰǎn]) è la restituzione del carattere in mwlacinese, lingua ufficiale della mwlqRepubblica popolare cinese, derivata a sua volta dal mwlgdialetto di Pechino. Tuttavia il carattere 禅 in mwlwcinese medio veniva, probabilmente, pronunciato come [d͡ʑiᴇn] ed è molto probabile che i maestri cinesi dei pellegrini giapponesi, nonché i missionari cinesi della scuola mwmaChán giunti in Giappone intorno al XIII secolo, pronunciassero questo carattere in cinese medio, da qui la resa in giapponese di mwmqzen.
Questo termine è dunque un prestito linguistico dalla lingua cinese media, e fu utilizzato fin dalla prima introduzione del mwmwbuddismo in mwnaCina per rendere foneticamente il termine mwnqsanscrito mwngmwnwdhyāna ("visione") che nell'insegnamento del mwoaBuddha indicava i graduali stati di coscienza caratterizzati da profonda comprensione che scaturiscono dall'esercizio del mwoqmwogsamādhi, ossia la concentrazione meditativa raggiunta con la mwowmeditazione di calma (mwpaŚamatha, in giapponese mwpqshi, "stare fermi") e anche con quella di mwpgconsapevolezza (mwpwVipassana, in giapponese mwqakan, "contemplare"), da cui la meditazione seduti praticata nel chán/zen (ma anche nel mwqqTendai), mwqgshikan/shikantaza ("sedere in shikan")cite-ref-1[1], definita poi, nelle scuole zen giapponesi, nella tipica postura dello mwrwzazen ("sedere in zen").cite-ref-2[2]cite-ref-3[3]
In seguito la parola mwuqdhyana, in diverse forme composte, qui sempre restituite in cinese come mwugchánsēng (禪僧, monaco meditante) e mwuwchánshī (禪師, maestro di meditazione) divenne una definizione generica per una categoria di religiosi che si dedicavano specialmente alla meditazione. Sembra che in questo ambito sia nata la tradizione e che adotterà questo termine come vera e propria denominazione specifica del proprio lignaggio (cinese: mwvaChánzōng, giapponese: mwvqzenshū 禅宗, la tradizione/scuola del buddismo zen).
Origini e diffusione
Le scuole del buddismo zen derivano per linguaggi, dottrine e testi (anche se con delle specifiche evoluzioni) da quelle del mwzwbuddismo Chán fondato in Cina dal leggendario monaco indiano mwaaBodhidharma, che faceva risalire il proprio lignaggio direttamente al Buddha, tramite il discepolo mwaqMahākāśyapa. Furono trasferite nell'arcipelago giapponese da monaci mwagTendai di ritorno dai loro viaggi in Cina. Oppure, successivamente, trasferite da monaci cinesi missionari in mwawGiappone. L'introduzione del buddismo zen, come scuola autonoma, in Giappone ha avuto un processo piuttosto sofferto. Tali difficoltà non si riscontrarono tanto nel trasferimento di dottrine, testi e lignaggi quanto piuttosto nel rendere autonomo lo zen dalla scuola Tendai.
Il primo lignaggio zen: Saichō e la scuola Gozu (Rinzai)
mwbwSaichō (767-822), il fondatore del buddismo Tendai, introdusse nel IX secolo in Giappone anche gli insegnamenti del buddismo Chán mwcaBeizōng (北宗, Scuola settentrionale) ricevendo, sempre in Cina, anche il lignaggio della scuola buddista Chán denominata Niútóuchán (anche 牛頭宗, mwcgNiútóu zōng), fondata da mwcwFǎróng (594-657), che scomparirà dalla Cina pochi decenni dopo ma che egli trasferirà in Giappone come scuola mwdaGozu (牛頭宗, mwdqGozu shū). Le dottrine mwdgChán erano quindi regolarmente studiate e praticate sul mwdwMonte Hiei, sede della scuola Tendai, fin dal IX secolo.
Eisai, Dainichi Nōnin, Enni Ben'en e la scuola Rinzai
Nel XII secolo, il monaco tendai mwewEisai (1141-1215) studiò il mwfaChán durante il suo secondo soggiorno in Cina, sotto la guida del maestro Xuan Huaichang (虛庵懷敞, giapp. Kian Esho, date sconosciute), appartenente al ramo mwfgHuánglóng (黃龍, giapp. mwfwŌryū) della denominazione mwgaLínjì (臨濟, giapp. mwgqRinzai | 臨済). Tornato in Giappone, ebbe difficoltà a insegnare tali dottrine al di fuori del contesto curricolare tradizionale previsto dal principale monastero Tendai, l'mwggEnryaku-ji. Nonostante questo, mwgwEisai non uscirà mai dalla scuola mwhaTendai. Un primo tentativo di una scuola autonoma mwhqzen fu compiuto da un altro monaco tendai, Dainichi Nōnin (大日能忍, morto nel 1196?)cite-ref-4[4] che inviati due discepoli in Cina, ottenne il lignaggio cinesecite-ref-5[5] dal maestro Zhuan Deguang (1121–1203) a sua volta erede del Dharma del maestro di denominazione mwkaLinji, Dahui Zonggao (大慧宗杲, 1089–1163)cite-ref-6[6] fondando la Daruma shū (達磨宗). Un tentativo finito piuttosto male se consideriamo che, nel 1194, un decreto imperiale proibirà le sue dottrine e distruggerà la sua scuola con i suoi monastericite-ref-7[7]. Dopo gli importanti tentativi di Eisai e di Dainichi Nōnin, miglior successo lo ottenne Enni Ben'en (圓爾辯圓, anche Shōichi Kokushi, 1201-1280) altro importante monaco tendai che studiò il mwnqChán dapprima sul Monte Hiei, poi durante un pellegrinaggio in Cina da dove fu il primo a trasferire il ramo mwngYōgi (楊岐, cin. mwnwYángqí) della denominazione mwoaLinji, appreso sotto il maestro cinese Wúzhǔn Shīfàn (無準師範, giapp. Bujun Shipan o Bushun Shihan, 1177–1249).
L'arrivo dei maestri cinesi e la fondazione dei primi templi zen
Se neanche Enni Ben'en si distaccò dalla scuola Tendai, il fatto che ricoprisse il ruolo di abate del prestigioso monastero mwqwTōfuku-ji (東福寺)cite-ref-8[8], a mwsaKyoto, diede grande prestigio alle dottrine zen da lui insegnate. Ormai i tempi erano maturi perché alcuni maestri cinesi del mwsqChán potessero giungere in Giappone: Lánxī Dàolóng (溪道隆, giapp. Rankei Dōryū, 1213-1278), fondatore, nel 1253, del monastero Kenchō-ji (建長寺) a mwswKamakura; Wùān Pǔníng (兀菴普寧, giapp. Gottan Funei, 1197–1276), vissuto solo 4 anni in Giappone, dove ricoprì il ruolo di abate del tempio Kennin-ji (建仁寺), fondato da Eisai a Kyoto nel 1202; Dàxiū Zhèngniàn (大休正念, giapp. Daikyū Shōnen, 1214–1289), che fondò il monastero Kinpōzan Jōchi-ji (金宝山浄智寺) a Kamakura; infine Wúxué Zǔyuán (無學祖元, giapp. Mugaku Sogen, 1226–1286), che fu l'abate del monastero mwuqEngaku-ji (円覚寺) a Kamakura.
Dōgen e i primi lignaggi autonomi dal Tendai
Nello stesso periodo, un altro monaco mwwgtendai nonché discepolo di mwwwEisai, mwxaDōgen (1200-1253), anche lui di ritorno dalla Cina dove aveva studiato sul Monte Tiantong (天童山 mwxgTiantong shan) sotto la guida del maestro, di denominazione Caódòng, (曹洞) Rujing (如淨, 1163-1228), ottenne il certificato di "illuminazione" e il lignaggio di trasmissione (傳法, cin. mwyqchuánfǎ, giapp. mwygdenpō) della scuola Chán Caódòng. Tornato in Giappone nel 1225, mwzaDōgen si trasferirà nel 1230 nel tempio Anyo-in (安養院) alla periferia di mwzgKyoto, consumando una frattura definitiva con la scuola mwzwTendai e fondando la scuola giapponese mw0azen Sōtōcite-ref-9[9].
La diffusione dello zen in Occidente
È difficile stabilire quali siano stati i primi approfonditi contatti tra occidentali e il buddismo zen. I flussi di immigrazione ed emigrazione tra i diversi continenti avviatisi in modo massiccio sul finire del XIX secolo hanno consentito lo scambio di idee e culture non solo materiali. Il primo episodio di conversione formale di un occidentale al buddismo zen lo si registra tuttavia nel 1906 quando la moglie di Alexander Russel avvia la prima pratica formalmente registrata di mw3qmw3gzazen e mw3wmw4akōan con il maestro zen giapponese mw4qShaku Sōyen (釈 宗演, 1859–1919) giunto a Chicago nel 1893 su invito di circoli cristiani che promossero, in quell'anno, il World's Parliament of Religion. Shaku Sōyen ebbe modo di conoscere, in quella occasione, i coniugi Russel e fu da questi invitato a tornare negli mw4wStati Uniti nel 1905. Dopo Shaku Sōyen giunsero i suoi discepoli: mw5aD.T. Suzuki (鈴木 大拙 Suzuki Daisetsu, 1870–1966) nel 1899, Shaku Sokatsu (1869–1954) nel 1906 e Senzaki Nyogen (千崎 如幻, 1876-1958) nel 1905. Fu tuttavia il discepolo di Shaku Sokatsu, Sasaki Shigetsu (meglio conosciuto come Sokei-an, 佐々木 指月-曹渓庵, 1882—1945) a fondare a mw6aNew York, nel 1931, la Buddhist Society of America (poi ridenominata come First zen Institute) che seguì fino alla sua morte nel 1945. Negli stessi anni operava, ma a mw6gSan Francisco e a mw6wLos Angeles, Senzaki Nyogen che fondò diversi gruppi di meditazione zen aperti ai giovani americani. Grande influenza sulla cultura occidentale la ebbe mw7qD.T. Suzuki attivo negli Stati Uniti dal 1897 al 1909 e poi durante gli anni cinquanta. Egli operò a mw7gLaSalle (Illinois), come traduttore e studioso, per la casa editrice Court Publishing Company di proprietà del cittadino americano di origini tedesche Paul Carus (1852‑1919), già conoscente dello stesso mw8qShaku Sōyen. È comunque nel Dopoguerra che il buddismo zen prende piede negli Stati Uniti, grazie anche al movimento mw8gbeat. Bisognerà tuttavia aspettare la fine degli anni sessanta per vedere i primi maestri zen occidentali, tra questi vanno ricordati: Richard zentatsu Baker (1936, di scuola mw9aSoto) attivo a mw9qSan Francisco, Philip Kapleau (1912–2004, di scuola Sanbo Kyodan anche detta scuola di mw-aHarada Yasutani, sintetizza sia le dottrine mw-qSoto che quelle mw-gRinzai) attivo a mw-wRochester e Robert Aitken (1917, anche lui di scuola Sanbo Kyodan), attivo ad mw-gHonolulu.
In Europa va ricordata l'opera del monaco di scuola mwaqaSoto, mwaqeTaisen Deshimaru (1914-1982), allievo di mwaqiKōdō Sawaki Rōshi, che fu tra i primi, sul finire degli anni sessanta a mwaqmParigi, a raccogliere intorno alla sua figura discepoli europei molti dei quali poi ordinati monaci, come gli italiani Fausto Taiten Guareschicite-ref-10[10] e Massimo Daido Strumiacite-ref-11[11]. Oltre a Deshimaru, altri studenti di Sawaki, che viaggiavano spesso e fondarono dei sangha in Europa e in Occidente, furono mwaqwKōshō Uchiyama, mwaq0Yokoyama Sodō, mwaq4Gudō Wafu Nishijima (che nominò come suo successore il musicista e monaco laico statunitense Brad Warner) e mwaraWatanabe Kōhō.
Le scuole del buddismo zen
Le scuole del buddismo zen, pur con delle differenze, conservano tutte la centralità della pratica meditativa denominata mwarkmwarozazen (座禅), una minore attenzione allo studio dei mwarsmwarwsutra e una cura particolare (presente peraltro anche nelle altre scuole) nei confronti della trasmissione del "lignaggio" (戒脈, cin. mwar0jiè mài, giapp. mwar4 kai myaku) che procede, secondo questa tradizione, mediante lmwar8'mwasaishin denshin (以心伝心, cin. mwaseyǐxīn chuánxīn | 以心傳心, trasmissione "da mente a mente")cite-ref-12[12] ovvero da maestro a discepolo senza l'utilizzo delle parole, ovvero per tramite di una intuizione improvvisa che genera l'illuminazione profonda (悟, cin. mwasywù, giapp. mwascgo o mwasgsatori). Le scuole zen mwaskRinzai e mwasoSōtō sono, unitamente all'associazione laica di derivazione mwassNichiren mwaswSoka Gakkai, le scuole buddiste giapponesi più diffuse oggi in mwas0Occidente.
Scuola zen Rinzai
La mwatescuola Rinzai deriva dalla denominazione Línjì (臨済) del mwatmbuddismo Chán. Il primo a trasferire dottrine e lignaggi di questa scuola fu il monaco giapponese mwatqEisai, di scuola mwatuTendai, di ritorno dal suo secondo viaggio in Cina. Dopo essere stata a lungo inglobata nella scuola mwatyTendai, lo zen Rinzai divenne una scuola autonoma a partire dal XIII secolo. Questa separazione si realizzò proprio grazie ai maestri cinesi di scuole mwatcchán mwatglínjì (臨済), Lánxī Dàolóng, fondatore, nel 1253, del monastero mwatoKenchō-ji a mwatsKamakura; Wùān Pǔníng, abate del tempio Kennin-ji a mwat4Kyoto; Dàxiū Zhèngniàn che fondò il monastero Kinpōzan Jōchi-ji a Kamakura; infine Wúxué Zǔyuán che fu l'abate del monastero mwauiEngaku-ji a mwaumKamakura. Questi maestri, che furono per lo più invitati dalle autorità di governo giapponese, insegnarono lo zen Rinzai con le relative dottrine e pratiche esattamente come era impartito nella Cina del XIII secolo. Con gli mwauqmwauushōgun mwauyAshikaga lo zen Rinzai ottenne ulteriori riconoscimenti e protezioni da parte del governo. Dopo aver subìto influenza dalla scuola zen Obaku, fu riformata da mwaucHakuin Ekaku (白隠慧鶴, 1686-1769) il quale eliminò le pratiche mwaugnenbutsu proprie della scuola Obaku, centrando le dottrine e le pratiche Rinzai sullo studio dei mwauomwauskōan e sullo mwauwmwau0zazen. Tutti i maestri zen Rinzai conservano oggi nel loro lignaggio il nome di mwau4Hakuin.
Scuola zen Sōtō
La mwaviscuola Sōtō fu fondata dal monaco mwavqtendai mwavuDōgen (道元, 1200-1253) quando nel 1230, trasferendosi nel tempio mwavyAnyo-in (安養院) alla periferia di Kyoto, avviò la separazione con la scuola mwavcTendai. La dottrina di questa scuola è riportata nell'opera di Dōgen, lo mwavgmwavkShōbōgenzō (正法限蔵, La Custodia della Visione del Vero Dharma) e consiste nella pratica dello mwavomwavszazen secondo la modalità denominata mwavwshikantaza (只管打坐, Solo sedersi). Oggi questa è la scuola zen più importante del Giappone con circa quindicimila templi e trentuno monasteri. Appartenente a questa scuola fu Haku'un Yasutani (安谷白雲, 1885-1973), fondatore della Sanbō-Kyōdan (三宝教団) una scuola zen che cerca di coniugare il Sōtō con il Rinzai e che si è diffusa in Occidente.
Scuola zen Fuke
La scuola mwawsFuke origina da un movimento di ex mwawwsamurai itineranti denominati mwaw0komusō (虚无僧, lett. monaco della mwaw4vacuità). I monaci mwaw8komusō, già di osservanza mwaxaRinzai, vivevano di elemosine suonando il flauto mwaxemwaxishakuhachi (尺八), indossando un cappello fatto di canne che gli oscurava buona parte del volto, questo rappresentava la loro pratica meditativa denominata mwaxmmwaxqsuizen (吹禪). La scuola zen Fuke vantava le sue origini dal monaco cinese di scuola mwaxuchán Pǔhuà (普化, giapp. mwaxcFuke) vissuto durante la mwaxgDinastia Tang da cui la scuola prende il nome. Pǔhuà, contemporaneo e stretto amico di mwaxoLínjì Yìxuán (臨済義玄, giapp. Rinzai Gigen,mwaxs ?–866), fu un maestro dai comportamenti iconoclasti e gioiosi, uso a camminare cantando al suono di una piccola campana. Secondo questa tradizione la scuola Fuke fu portata in Giappone da Shinchi Kakushin (心地覺心, 1207–1298); secondo gli studiosicite-ref-13[13] invece tale scuola nacque in Giappone durante l'mwayeEra Tokugawa. Vietata dal Governo imperiale nel 1871 la scuola scomparve. Testo storico di questa scuola fu il mwayiKyotaku Denki (虚铎传记, Campana della vacuità) opera del XVIII secolo.
Scuola zen Ōbaku (黃檗宗, Ōbaku shū )
La scuola zen mwaykŌbaku è una delle tre scuole zen esistenti oggi in Giappone. La sua nascita la si deve al monaco cinese mwayochán di tradizione mwaysmwaywLínjì (臨済), Yǐnyuán Lóngqí (隱元隆琦, giapp. Ingen Ryūki, 1592-1673) giunto in Giappone nel 1654. Questa scuola è molto simile allo mway4zen Rinzai conservando tuttavia alcune peculiarità cinesi proprie del suo fondatore. Innanzitutto una maggiore attenzione ai sutra rispetto alla scuola Rinzai versata principalmente allo studio dei mway8mwazakōan, in secondo luogo alla pratica del mwazenenbutsu tipiche della scuole della mwazmTerra Pura già inserite in Cina nella scuola mwazqChán da Zhū Hóng (株宏, 1535-1615) nel XVI secolo; infine l'osservanza dei precetti del mwazyCāturvargīya-vinaya (四分律 mwazgShibunritsu) e non solo quelli del mwazkmwazoBrahmajālasūtra (梵網經 mwazsBonmō kyō) come è tradizione invece per le scuole zen mwazwRinzai e mwaz0Sōtō e per la scuola mwaz4Tendai. Influenzò profondamente la scuola mwaz8Rinzai fino a quando la riforma attuata da mwaaaHakuin Ekaku (白隠慧鶴, 1686-1769) non eliminò dalla scuola mwaaeRinzai la pratica del mwaainenbutsu a favore del solo studio dei mwaaqmwaaukōan e della pratica dello mwaaymwaaczazen.
I fondamenti dello zen
La dottrina buddista zen si fonda, come lo stesso mwabqbuddismo Chán da cui strettamente deriva, sul rifiuto di riconoscere autorità alle scritture buddiste (mwabumwabysutra). Questo non significa che lo zen rigetti le scritture buddiste. Anzi, alcune di esse come il mwabcSutra del Cuore della Grande Saggezza, il mwabkmwaboVimalakīrti Nirdeśa Sūtra o lo stesso mwabsmwabwLaṅkāvatārasūtra, sono spesso utilizzate durante le funzioni religiose e nella formazione dei discepoli. mwab0Dōgen zenji (道元禅師, 1200-1253), fondatore giapponese della scuola mwab4zen Sōtō (曹洞宗 mwab8Sōtō-shū) ebbe a dichiarare nella sua opera fondamentale, lo mwacamwaceShōbōgenzō:
«Il
Sutra del Loto
è il re dei sutra: riconoscetelo come il vostro grande maestro. Comparato a questo sutra tutti gli altri si pongono soltanto come suoi contenuti, perché esso soltanto esprime la Verità ultima. Gli altri presentano soltanto insegnamenti provvisori, non le vere intenzioni del Buddha.»
L'unica autorità che il buddismo zen riconosce e su cui fonda il proprio insegnamento è tuttavia la particolare esperienza che viene indicata come 悟 (mwackmwacosatori o mwacsgo, "Comprensione della Realtà") o anche 見性 (mwacwmwac0kenshō, "guardare la propria natura di Buddha" ovvero "attualizzare la propria natura 'illuminata'"). Questa esperienza non viene semplicemente identificata come "intuizione" quanto piuttosto come una esperienza improvvisa e profonda che consente la "visione del cuore delle cose" la quale risulta essere identica alla "mwac4natura di Buddha" (佛性 mwac8busshō). Tale "natura di Buddha" è la natura di tutta la realtà, del cosmo e del Sé e corrisponde alla stessa mwadamwadevacuità (空 mwadikū) indicata dallmwadm'mwadqmwaduEnsō (円相), un mwadysimbolo dalla forma circolare tra i più significativi dello zen. Il mwadcmwadgsatori, essendo un'esperienza transitoria che pure cambia la mente e può essere ripetuto, non corrisponde esattamente al mwadkmwadonirvāṇa obiettivo delle scuole del mwadsbuddismo dei Nikāya: se quest'ultimo si presenta infatti fondamentalmente come rinuncia al mondo e distacco da esso, il mwadwsatori è una forma di mwad0bodhi che si propone una partecipazione attiva e consapevole al mondo anche se percepito nella sua dimensione di mwad4mwad8vacuità.
(inglese)
«Essentially Satori is a sudden experience, and it is often described as a ‘turning over’ of the mind, just as a pair of scales will suddenly turn over when a sufficient amount of material has been poured into one pan to overbalance the weight in the other.»
(italiano)
«Il satori è essenzialmente un’esperienza improvvisa, e spesso viene descritto come un capovolgimento della mente, proprio come improvvisamente ruota l’asse della bilancia quando mettiamo nel piatto un peso superiore a quello dell’altro piatto.»
(Alan Watts, The Spirit of Zen. A way of life, work and art in the Far East. New York, Grove Press, 1958, pp. 65 e 68)
Lo zen evita la speculazione intellettuale e si distingue anche dalle altre scuole buddiste mwaemmahāyāna per aver reso centrale la pratica meditativa (mwaeqmwaeuzazen) nelle sue forme di mwaeyshikantaza (meditazione sul respiro, la mente e la vacuità, effettuata da seduti) o accompagnata dallo studio dei mwaegmwaekkōan.
Il Buddismo Zen non ritiene necessario lo studio delle scritture buddiste, perché secondo questa filosofia, il modo più efficace per raggiungere l'illuminazione è la meditazione profonda volta a una visione più chiara e lucida di sé stessi. Lo studio (da sutra, libri e commentari) può però essere considerata da molti praticanti dello zen una grande risorsa per imparare di più sulle dottrine buddiste e la storia del culto.
L'importanza dello zazen e di non fraintenderlo è stata trattata da diversi maestri in molti koan e storie zen, ad esempio:
«Maestro Nangaku si recò dal maestro
Baso
e chiese: «Adesso, grande monaco, quale la sua intenzione nel praticare zazen?» Baso Do-itsu rispose: «Voglio diventare un buddha». Nangaku Ejo afferrò un pezzo di tegola e si mise a levigarla su una pietra davanti alla capanna di Baso. Baso Do-itsu disse: «Maestro! Cosa sta facendo?» Nangaku Ejo rispose: «Sto levigando questa tegola per farne uno specchio». Baso Do-itsu disse: «Come mai si potrebbe fare uno specchio con una tegola?» Nangaku Ejo rispose:
«Come mai si potrebbe fare di sé un buddha praticando zazen»?
Baso Do-itsu rispose: «Cosa bisogna fare, allora?» Nangaku Ejo disse: «Quando un uomo viaggia in vettura, se la vettura non va avanti, cosa deve fare? Picchiare la vettura, o picchiare i buoi che la trascinano?» Baso Do-itsu rimase senza risposta. Nangaku Ejo insegnò in più:
«Imparare zazen è imparare che sei un buddha in zazen
. Quando si impara zazen, è diverso dal comportamento quotidiano come sedere o coricarsi. Eppure, quando si impara di essere un buddha in zazen, quel buddha sta al di là di ogni forma fissa».»
(Eihei Dōgen, Shinji Shôbôgenzô, 8cite-ref-15[15])
mwafmGudō Wafu Nishijima così spiegò questo passo:
«Questo koan è abitualmente interpretato nel senso che non è possibile diventare un buddha unicamente con la pratica di zazen. Ma l'interpretazione di maestro Dogen era diversa assai. Egli attacca proprio l'idea del diventare intenzionalmente. Quando ci si siede in zazen, si è già un buddha. Non è possibile ri-diventare un buddha che già si è. Il levigare non è il fabbricare uno specchio, è solo l'atto di levigare - è l'azione di un buddha.
»
Molti maestri mwafschán/zen (ad esempio mwafwLínjì Yìxuán o mwaf0Ikkyū Sōjun) si caratterizzarono anche per la loro mwaf4iconoclastia, volta a scardinare le convenzioni religiose e le rigidità mentali a queste sottesecite-ref-17[17]. Collegate allo zen è possibile inoltre trovare numerose pratiche appartenenti a campi eterogenei. Origine e fondamento delle arti e della cultura, lo zen ispirò la poesia (mwagmhaiku), la cerimonia del tè (mwagqmwagucha no yu o chadō), l'arte di disporre i fiori (mwagyikebana), l'arte della calligrafia (mwagcshodō), la pittura (zen-ga), il teatro (mwagkNō), l'arte culinaria (zen-ryōri, shojin ryōri, fucha ryōri) ed è alla base delle arti marziali (es. mwag0aikidō, mwag4karate, mwag8jūdō), dell'arte della spada (mwahakendō) e del tiro con l'arco (mwahekyūdō).
Principali monasteri zen in Giappone
• mwahuzen Rinzai
• Kennin-ji - Kenninjiha - Kyoto-shi, Kyoto
• mwahsKōdai-ji - Kenninjiha - Kyoto-shi, Kyoto
• mwah0Tōfuku-ji - Tōfukujiha - Kyoto-shi, Kyoto
• mwah8Kenchō-ji - Kenchojiha - 8, Yamanouchi, Kamakura-shi, Kanagawa
• mwaiiMeigetsu-in - Kenchojiha - 189, Yamanouchi, Kamakura-shi, Kanagawa
• mwaiqJōmyō-ji - Kenchojiha - 3-8-31, Jomyo-ji, Kamakura-shi, Kanagawa
• mwaiyHōkoku-ji - Kenchojiha - 2-7-4, Jomyo-ji, Kamakura-shi, Kanagawa
• mwaigEngaku-ji (Kamakura) - Engakujiha - Kamakura-shi, Kanagawa
• mwaisTōkei-ji - Engakujiha - 1367, Yamanouchi, Kamakura-shi, Kanagawa
• mwai0Nanzen-ji - Nanzenjiha - Nanzenji, Fukuchi-cho, Sakyo-ku, Kyoto-shi, Kyoto
• Kokutai-ji - Kokutai-ji - Takaoka-shi, Toyama
• Daitoku-ji - Daitokujiha - 53, Murasakino, Daitokuji-machi, Kitaku, Kyoto-shi, Kyoto
• mwajiMyōshin-ji - Myōshinjiha - 64, Hanazono, Myōshinji-machi, Ukyo-ku, Kyoto-shi, Kyoto
• mwajuRyōan-ji - Myōshinjiha - Kyoto-shi, Kyoto
• mwajcSōken-ji (Azuchi) - Myōshinjiha - Azuchi, Shiga
• mwajkTōzen-ji - Myōshinjiha - Minato-ku, Tokyo
• mwajsTenryū-ji - Tenryūjiha - Kyoto-shi, Kyoto
• mwaj4Tōji-in - Tenryūjiha - Kyoto-shi, Kyoto
• Eigen-ji - Eigenjiha - Higashiōmi-shi, Shiga
• Kōgaku-ji - Kōgakujiha - Kōshū-shi, Yamanashi
• Shōkoku-ji - Shōkokujiha - Kyoto-shi, Kyoto
• mwakqKinkaku-ji - Shōkokujiha - Kyoto-shi, Kyoto
• mwakyGinkaku-ji - Shōkokujiha - Kyoto-shi, Kyoto
• Hōkō-ji (Shizuoka) - Hōkōjiha - Hamamatsu-shi, Shizuoka
• Buttsū-ji - Buttsūjiha - Mihara-shi, Hiroshima
• Kōshō-ji - Kōshōjiha- Kyoto-shi, Kyoto
• mwaksSaihō-ji (mwakwKoke-dera) - Kyoto-shi, Kyoto
• mwak4zen Sōtō
• mwaleEihei-ji - Sōtōshū - Eihei-ji-cho, Yoshida-gun, Fukui
• mwalmSōji-ji - Sōtōshū - 2-1-1, Tsurumi, Tsurumi-ku, Yokohama-shi, Kanagawa
• mwalyzen Ōbaku
• mwalkManpuku-ji - Ōbakushū - Gokanosho, Uji-shi, Kyoto
Note
cite-note-11. ↑ Zhìyǐ. Tóngméng Zhǐguān
cite-note-22. ↑ Watanabe Toshirō (渡邊敏郎), Edmund R. Skrzypczak, and Paul Snowden, eds. (2003), mwammKenkyusha's New Japanese-English Dictionary (新和英大辞典), 5th edition, Kenkyusha, p. 1125.
cite-note-33. ↑ Fischer-Schreiber, Ingrid; Schuhmacher, Stephan; Woerner, Gert (1989). mwamcThe Encyclopedia of Eastern Philosophy and Religion: Buddhism, Hinduism, Taoism, Zen, p, 321
cite-note-44. ↑ Il pensiero di Dainichi Nōnin, riportato nell'opera del suo allievo Kakuan (覚晏), lo mwamwShin'yō teiji (心要提示), influenzerà profondamente la successiva opera di mwam0Dōgen che, tuttavia, accuserà, insieme ad mwam4Eisai, Dainichi Nōnin di "contraddizione" in quanto se da una parte aveva rigettato le pratiche esoteriche (mwanamikkyō) del mwaneTendai in favore delle dottrine Chán, dall'altra aveva anche rifiutato la pratica meditativa, aspetto principale del Chán cinese.
cite-note-55. ↑ La ragione di non essersi recato lui di persona in Cina e di non aver quindi ricevuto direttamente il lignaggio fece sì che questo non venne mai riconosciuto in Giappone.
cite-note-66. ↑ Autore dello mwangZhèngfǎyǎn zàng (正法眼藏, giapp. mwankShōbōgenzō) conosciuto come lo Shōbōgenzō cinese.
cite-note-88. ↑ Costruito nel 1236 secondo i voleri di Fujiwara Michiie, patrono Enni Ben'en, come luogo di pratica Tendai, Shingon e Zen, divenne presto un tempio della scuola Zen Rinzai e risulta oggi il tempio Zen più antico del Giappone.
cite-note-99. ↑ Oltre a queste personalità occorre ricordare che nello stesso periodo operavano Shinchi Kakushin (心地覺心 , 1207–1298), che introdusse in mwaooGiappone una delle più importanti collezioni di mwaosmwaowgong'an cinesi, il mwao0Wúmén guān (無門關, giapp. mwao4Mumon kan, Il passo di frontiera di Wumen, raccolta di quarantotto gong'an della scuola Chán, T.D. 2005.48.292c-299c, composto nel 1228 in 1 fascicolo da Wumen Huikai, 無門慧開, 1183-1260), e Nampo Jōmin (南浦紹明, conosciuto anche come Daiō Kokushi, 1235–1308), che ricevette il lignaggio dal maestro Xūtáng (虛堂, 1185–1269) e da cui si sviluppò il monastero Zen Rinzai Daitoku-ji (大徳寺).
cite-note-1010. ↑ mwapumwapymwapcTradizione del Monastero Fudenji, su mwapgfudenji.it.
cite-note-1111. ↑ mwapwmwap0mwap4Lignaggio dell'En ku Dojo, su mwap8ilcerchiovuoto.it.
cite-note-1212. ↑ Il carattere 心 (mwaqmxīn, xin primo tono) significa cuore (sanscrito: mwaqqhṛd) ma, anticamente in Cina, si riteneva che questo fosse l'organo del pensiero e quindi significava anche mente pensante (sanscrito: mwaqucitta); decisamente impropria è invece la traduzione occorsa in alcuni casi di "anima" o "essenza" (sanscrito: mwaqyatman) è noto infatti che le scuole Chan, come tutte le scuole mwaqcMahayana, ne denunciano l'inconsistenza.
cite-note-1313. ↑ Cfr., tra gli altri, James H. Sanford. mwaqsShakuhachi Zen: The Fukeshū/Komusō Monumenta Nipponica, Vol. 32, No. 4, Winter 1977, pp. 411-440.
cite-note-1414. ↑ Tokyo, Nakayama Shobo, 1983, 4, p.40
cite-note-1515. ↑ Il koan origina in realtà da un altro, più antico, in lingua cinese, cfr. John McRae, mwariSeeing Through Zen. Encounter, Transformation, and Genealogy in Chinese Chan Buddhism, The University Press Group Ltd, 2003, p.81
cite-note-161. Nishijima, mwaryMaster Dogen's Shinji Shobogenzo, 2003
cite-note-1717. ↑ mwarw mwar0«By the middle of the ninth century, sensitized to the recursive danger of imposing a means-end structure on the relationship between Buddhist practice and Buddhist enlightenment, a significant number of Chan communities had adopted a critical and iconoclastic stance toward the gradualism of a Buddhist establishment that insisted on disciplined study and practice as a necessary precursor to expressing one’s own, originally enlightened and enlightening nature. This stance was graphically epitomized by Linji’s (d. 866) denunciation of Buddhist scriptures as “hitching posts for donkeys” and his fierce insistence that true practitioners must be ready even to “kill ‘Buddha’” en route to becoming “true persons of no rank,” responding to each situation as needed to improvise an enlightening turn in its dynamics.» mwar4(Peter D. Hershock, mwar8Public Zen, Personal Zen: A Buddhist Introduction. Lanham, Rowman & Littlefield Publishers, 2014, pos. 66/277) mwasi mwasm«But rather than turning to the historical Buddha as a model, he took the route of personally exemplifying the at times shocking capacity for relating freely that featured so prominently in the recorded encounter dialogues and kōans attributed to such Tang dynasty Chan masters as Mazu, Huangbo, and Linji. In turn dismayed and angered by what he saw as the decadent aestheticism and almost fetishistic desire for power that shaped life in both gozan and rinka temples, Ikkyū came to feel a special kinship with Linji and his iconoclastic disdain for convention. But whereas Linji seems to have maintained a relatively uncontroversial monastic lifestyle, Ikkyū went well beyond rhetorical iconoclasm, making a shambles of both monastic and social convention.» mwasq(Peter D. Hershock, mwasuPublic Zen, Personal Zen: A Buddhist Introduction. Lanham, Rowman & Littlefield Publishers, 2014, pos. 200/277)
Bibliografia
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• Heine, Steven, A Critical Survey of Works on zen since Yampolsky, Philosophy East & West Volume 57 (4), 577–592, 2007
Voci correlate
• mwavqBuddismo cinese
• mwavyBuddismo Chán
• mwavgBuddismo giapponese
• mwavoSōtō-shū
• mwavwRinzai-shū
• mwav4Eisai
• mwawaEihei Dōgen
• mwawiHakuin Ekaku
• mwawqZazen
• mwawyKōan
• mwawgIcone del bue
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Collegamenti esterni
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• citerefbritannica-com(EN) William M. Bodiford, Zen, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwaxeSito ufficiale del Zen Sōtō shū, su global.sotozen-net.or.jp.
• mwaxm(EN) Sito ufficiale del Joint Council for Japanese Rinzai and Ōbaku Zen, su zen.rinnou.net.